Carmine's profileIl Regno di FalapioPhotosBlogListsMore ![]() | Help |
Il Regno di Falapio |
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March 12 BisognoMarch 09 Panta Rei??Le acque di un fiume passano, trascinate da una forza instancabile. Così come il vento scuote le foglie, e tra i rami si odono dolci melodie che passano, eteree volano ricongiungendosi alle brezze che le hanno generate.
Ma, nella realtà, non tutto è divenire. L’ acqua scorre, ma il fiume permane; i dolci suoni della natura passano, le foglie volano, ma l’ albero è fermo nella terra.
Il tempo non porta via nulla: l’ amaro e la rabbia restano, come anche la gioia, l’ affetto, l’ amore. Sono i ricordi che fanno sì che restino i sentimenti: ed essi Sono sempre, appartengono alle nostre esperienze. Le emozioni quindi sono stabili nella memoria, sono fissi in Essere.
Il tempo non può portare via emozioni forti. E’ anche impossibile dimenticare volontariamente: i ricordi possono per poco essere accantonati, ma mai dimenticati. Essi entrano, appena vissuti, nella nostra formazione: guidano e mutano l’ individuo che li vive, ma è una metamorfosi relativa, che non altera mai totalmente il nostro essere, così come un’ onda più forte non sconvolge gli argini del fiume. Anzi, riviviamo le emozioni, i ricordi si ripetono ogni volta che ci imbattiamo in situazioni nuove. Esse ci permettono di far affiorare dalla memoria gli eventi.
Il ricordo dell’ immersione nel fiume vale quanto l’ immersione stessa: entrambe le esperienze si vivono con una carica emotiva che non viene, non può venire mai cancellata.
I sentimenti quindi prescindono dal tempo. Infatti il tempo non può categorizzare le emozioni. Queste anzi sono i motori costanti della realtà: rendono la realtà in essere, la vivificano. Grazie al tempo possiamo ridurre a schermi il continuum situazionale che ci circonda, ma ogni attimo non è interiormente vissuto e fatto proprio dalla persona, se è privo di sentimenti, non è Reale, se privo di emozioni.
Viviamo in una realtà che E’ grazie alle emozioni. I sentimenti non possono essere accantonati, se non vogliamo perdere i contatti con la realtà, se non il mondo stesso. Non tutto scorre, quindi. December 25 Monologo comprensivo 2Di nuovo tu…avevamo parlato 5 mesi fa. Non sono di nuovo io. Non più quello di una volta. E questa è la paura che mi ha portato da te. Paura. Paura. Paura. Che stupido sentimento. Non ti avevo già dato una formula? Non ti avevo già detto cosa fare e cosa evitare? Sono debole. Prima i capelli, ora tocca alla barba…lo specchio ti riflette. Non sei cambiato affatto dall’ ultima volta: nessuno ti osserva, contro te sbattono occhi indagatori, non compassionevoli, non pietosi, semplicemente curiosi, spinti dalla mera auto-soddisfazione di comprendere. Su questo punto, lo sai, sono sempre fermo. Cattive esperienze mi hanno rinforzato, ho imparato a non donare me stesso agli altri, è un raro oggetto che finanche io non sarei in grado di maneggiare con la delicatezza appropriata. Penso già di essermi scheggiato, rotto. Si. Sono caduto e mi sono frantumato. Ho paura… …e ti senti solo. Sono sempre stato solo, l’ abitudine è ormai ordinaria come il tempo scandito da una clessidra. Non sei venuto da me per caso… Lo sai bene perché sono venuto. In fondo tu sei me. No. Sbagli. Hai sempre avuto timore che capitasse. Ed è successo. Il cambiamento è alla base dello sviluppo umano. Non hai mai accettato te stesso. Ti sei sempre ritrovato su una scala, a guardare da un diverso punto di vista la realtà in cui vivevi, in cui vivevano gli altri. Troppo freddo, troppo razionale per conformarsi. Troppo” strano” per vivere come loro. Tu non sei me. Tu sei i tuoi pensieri. E forse questa piccola differenza è la causa di tutto il tuo dolore. Soffro per altro. Mi dispero, non dormo. Scrivo, leggo. Penso. Cosa hai intenzione di fare con lei? Mi sentivo in simbiosi con lei. Cosa hai intenzione di fare con lei?!? Sulla scala. Vedevamo il mondo sullo stesso gradino. Vicini. Ma lei non lo riteneva abbastanza. Non è colpa sua. Per questo mi odio. Per questo soffro. Per questo mi dispero. Per questo ho imparato a non dormire. Dimmi cosa hai intenzione di fare con lei. Mi hanno suggerito di vivere della sua felicità. Ti conosco…non lo farai. Non sono un parassita. Non mi cibo vorace della gioia altrui. …ecco perché sei giunto da me. Hai scoperto qualcosa. Si. Il dolore. Hai mai provato il dolore? …lo sai bene, per questo siamo qui… Ho compreso che io vivo di dolore. È un campo arido, gelato, inospitale. Fa male, molto male. Ma, dal campo, nasce qualcosa… La rosa nera. Si. Una rosa nera. Lei, la figlia del dolore. Ha spine, tante spine. Ma ha anche il profumo più dolce. Cosa farò con lei? Nulla. Continuerò ad amarla, come ho sempre fatto. Neanche la rosa più dolorosa può sopravvivere senza acqua pura. Si…questo lo leggo nelle tue occhiaie…sono ormai 18 giorni che non dormi. Abbandonati al sonno. Lascia che l’ Oblio la cancelli, che il Tempo sia vento su quel campo, che stordisca ogni segno, modifichi ogni traccia di lei… E’ una vita pessima…rassegnati a dimenticare. Ho provato. Non ci riesco. E’ impossibile che io possa abbandonare i suoi occhi, i suoi sguardi. Li cerco dappertutto, vorrei vederla in ogni volto. Ma lei ha qualcosa che nessuna possiede…è la mia ambra. Soffrirai sempre più. Lo so, lo accetto. Ormai la mia vita è il dolore, la sofferenza. Te lo sussurrai anche 5 mesi fa. Non volemmo ascoltare, ma adesso è così, lo so per certo. Ho costante tremore alle mani, non riesco a scrivere quasi. È grave, questo. Tu non sei un poeta, non sei uno scrittore, non sei un genio, lo sai. Tuttavia non puoi vivere senza scrivere…ti prego, perdila, o moriremo entrambi. Già non vivo. La fredda razionalità era un muro. Non permetteva che altri si avvicinassero. Lei ha fatto breccia nel muro. Ho versato vere lacrime quando le ho dedicato poesie, le ho fatto promesse, ho sognato, mi sono disperato e mi sono rallegrato. Ormai la mia ambra sosteneva ciò che potrei definire una vera vita, forse la mia unica vera vita. Come me, anche la razionalità fa parte di te. Sei stato plasmato da essa. Sapevi già come sarebbe andata. E tu, sciocco, hai continuato a distruggerti. Lo sapevo? Si. Lo avevo previsto. Mi sono annientato con le mie stesse mani. Lo rifarei, tuttavia. Solo per poter vivere quella vita di nuovo, e poter sempre non vivere come sto facendo ora. Non attenderla, sai che può non tornare. Prevedo anche questo, ma io aspetto la chiara ambra che aveva illuminato il mio sole, che aveva colorato le mie parole e tinto il mio viso con dei sorrisi per la prima volta sinceri. Il tuo amore, il tuo Agape la faranno male. Anche ora non è in grado di affrontare la situazione. Le è appena accaduto ciò che ci successe un anno fa. Me ne dispiaccio. La vita è un breve soffio di vento che muove per qualche istante le foglie dell’ Eterno. Spero che non giunga alla mia stessa visione della realtà. Sarebbe disumano arrivare alle mie stesse brutte, mostruose idee. Lei ha patito troppo, per la sua giovane vita. Non voglio che soffra, le ho promesso anche questo. Però non posso ignorare ciò che provo, ciò che sento, ciò che amo. Starò in silenzio, in disparte. Sempre pronto se mi vuole. Non puoi vivere il Silenzio, non tu. Non posso vivere. Pessimo mutismo, non funge da muro. Mattoni di niente. Spiragli di illusioni. Oltre il confine del pensato. Sopravvivrò. Non lo farai… No, non ci riuscirò…
December 16 Alla passioneMuta cera fredda dai vita a speranza, che si espande, turbinio di scintille. Occhi che vagano, sesso sfrenato. Ti concedi, caldo fiato vorace. Febbrile fremi ad ogni alito di passione. esalazioni dolorose di piacere, rosso godere in petali non più puri Da una piccola fiammella un enorme fuoco violento. E lunghi ceri violacei, assuefatti, si consumano December 15 L' uomo che si innamorò dell' ArcobalenoErrore madornale innamorarsi dell’ Arcobaleno. Lui era lì, perso in una nuvola di dubbi e bellezza. Un opaco Arcobaleno si stagliava all’ orizzonte, piccolo, fragile, puro. Subito se ne innamorò. Per lo più lo incuriosiva l’ alone di tristezza che lo circondava, che non faceva riflettere a pieno la sua lucentezza. Ma sapeva che avrebbe potuto aiutarlo, con il suo amore. Lo ammaliò con le sue parole. Una protettiva tenerezza sbocciava in seno, insieme a molte intense e vere emozioni. Passarono i giorni, ore che avrebbe voluto non finissero mai, ove ogni verbo era una carezza sul suo volto intangibile, ogni promessa un anello che suggellava la loro unione. Fu amore. L’ Arcobaleno gli donò un raggio. Un primissimo e puro bacio, figlio di indescrivibili sentimenti: sembrava che la cupa aurea fosse finalmente svanita, che le incertezze nate dalla giovinezza si fermassero, contrastate da tale dimostrazione di affetto. Pallido bacio, indaco triste. Mai innamorarsi di un arcobaleno. Ognuno sempre lo guarda, e ne vede riflessi i suoi sogni, le sue speranze. Capita prima o poi che l’ Arcobaleno posi gli occhi su specchi più lucenti, su oggetti dai colori più sgargianti. Così, come si è mostrato, come ha amato, sofferto, pianto e riso insieme all’ uomo, come così fulgidamente aveva donato poco per lui, chiedendo invece molto, così scompare. E portò via il suo cuore. E mentre il sole lo abbandona e si posa su un nuovo finto essere, l’ uomo non può non pensare ai suoi possibili errori, al desiderio di cristallizzare i momenti con lui passati, alla volontà di conservare quel primissimo bacio di raggio in un ricordo, un attimo che continua a pensare incessantemente, che dilunga fino all’ inverosimile, fino a renderlo eterno. L’ uomo sa che prima o poi l’ Arcobaleno si mostrerà di nuovo, e offrirà di nuovo il suo amore a lui, che primo lo ha aiutato a vivere, che primo gli ha offerto un orecchio cui parlare sussurrando, degli occhi da guardare intensamente con languore, delle soffici labbra su cui posare i suoi desideri e i suoi sentimenti. L’ uomo non vuole attendere la tempesta e, soffrendo, non può continuare a vivere senza il suo futuro. Rimirando il passato l’ uomo si dispera, l’ uomo piange, l’ uomo non dorme vomitando tutto il dolore che ha dentro. In silenzio l’ uomo vive ora in un mondo senza luce. Ma, speranzoso e fermo, attende. |
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